Felicità

Felicità
è tenersi per mano, andare lontano, la felicità.
È il tuo sguardo innocente in mezzo alla gente, la felicità.
È restare vicini come bambini la felicità,
felicità.
Felicità
è un cuscino di piume, l’acqua del fiume che passa e che va.
È la pioggia che scende dietro le tende, la felicità.
È abbassare la luce per fare pace, la felicità,
felicità.
Felicità
è un bicchiere di vino con un panino, la felicità.
È lasciarti un biglietto dentro al cassetto, la felicità.
È cantare a due voci quanto mi piaci, la felicità,
felicità.
Felicità
è una sera a sorpresa, la luna accesa e la radio che fa.
È un biglietto d’auguri pieno di cuori, la felicità.
È una telefonata non aspettata, la felicità,
felicità.

Immagine di beautiful, green, and life

Penso che le persone siano inguaribilmente complicate ed estremamente lunatiche. La quotidianità, di per sé, non aiuta molto: quella che dovrebbe portare calma e stabilità finisce sempre per trasformarsi in un’altalena di emozioni che sfugge al nostro controllo. Facciamo fatica a stare al nostro stesso passo e la felicità, quella vera, quella che ti fa sorridere senza un motivo apparente, quella che ti spinge a vedere ciò che c’è di bello nel mondo, è difficile da trovare. Forse nemmeno esiste una felicità oggettiva. D’altronde, non tutti sono felici per lo stesso motivo.

Noi adolescenti, tra l’altro, potremmo quasi passare per scontati. Ci impegniamo talmente tanto per lasciare un segno, per essere ribelli e anticonformisti, per farci notare, e poi ci basta un bel voto a scuola o un bacio dalla persona che ci piace per cadere nel banale e definirci automaticamente ciò che in realtà non siamo, ovvero “felici”. A me non basta.

La felicità non dovrebbe essere considerata un’emozione qualunque. Non dovrebbe nemmeno essere paragonata alle altre. La felicità è qualcosa che, sostanzialmente, non riusciremo mai a raggiungere. Una persona felice lo è sempre, perché dal momento che trovi davvero la felicità, non puoi più tornare sui tuoi passi e dimenticare ciò che hai provato. Per questo la felicità non esiste davvero.

È qualcosa a cui tutti ambiscono, ma che non si impegnano mai a raggiungere perché si accontentano sempre troppo presto.

Secondo me, la felicità è l’uva della favola di Esopo. Abbiamo l’illusione di riuscire a raggiungerla e ci impegniamo nel tentativo, credendoci fino all’ultimo. Poi, quando ci rendiamo conto che è al di fuori della nostra portata, rinunciamo, ed è solo allora che ci accorgiamo di quel piccolo grappolo d’uva che prima non avevamo visto, quello nascosto ai nostri occhi ma all’altezza della nostra mano, ed è quando lo assaggiamo, scoprendolo buono e succoso tanto quanto ci sembrava quello in cima, che siamo felici.

La felicità è qualcosa a cui aspiriamo, ma è una cosa troppo grande per noi. Dovremmo solo renderci conto che la soluzione siamo noi stessi, che sebbene non riusciremo mai a raggiungere quello stato di pura felicità che tanto decantano i filosofi, possiamo essere felici nel nostro piccolo, soddisfacendo i nostri sogni e le nostre ambizioni, trovare ciò che potrebbe renderci fieri di noi stessi, farlo, senza guardare troppo in là, ed esserne semplicemente contenti.

Il fatto che il grappolo più bello e più succoso sia in cima, non preclude la ricerca di quelli invisibili ai nostri occhi, per noi buoni tanto quanto lo è lui.

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