13 reasons why

Ultimamente ho guardato una serie tv per i più parecchio pesante, ma con un messaggio ben chiaro e profondo. Si chiama “13 reasons why” e ho avuto la fortuna di godermi la sua magia prima che tutti la scoprissero e la trasformassero in un fenomeno mondiale. Non è una semplice serie tv adolescenziale, è una vera e propria denuncia verso la realtà e la mentalità dei giovani d’oggi.
Dimostra come le parole possano lasciare il segno, e soprattutto oltrepassarlo, per coloro che sono fragili mentalmente.
Molti la denunciano come istigazione al suicidio, molti la figurano come troppo cruenta, molti come un’esagerazione. Ebbene, a quelle persone dico con tutto il cuore che non hanno capito proprio niente.

Immagine di clay, gif, and suicidal

Non hanno fatto lo sforzo di mettersi nei panni di un’adolescente perseguitata dai suoi simili, semplicemente perché troppo stupidi per vedere del male in gesti che, purtroppo, ci sembrano sempre più all’ordine del giorno e “normali”, e perché non hanno mai sperimentato sulla loro pelle tutto quel dolore. Nella mia infanzia il bullismo c’è stato, più leggero e meno considerato di quello rappresentato sullo schermo, ma comunque presente. Ne reagivo con l’indifferenza totale in pubblico, per poi rifugiarmi nelle lacrime quando arrivavo in camera mia. Non ne ho mai parlato con nessuno. Le ritenevo delle vessazioni quasi giuste: d’altronde, io stesso mi davo della sfigata, della grassona, della stupida ragazzina che piangeva troppo spesso davanti a tutti. Fortunatamente con la fine delle scuole medie le prese in giro non ci sono più state e ho scoperto un nuovo mondo, quello delle scuole superiori, che se per alcuni significa solo il peggioramento dei propri incubi, per me ha significato riscoprirmi, tornare a dare fiducia alle persone. I ragazzi, se vogliono, possono essere maturi e, incredibilmente, perdere il divertimento di provocare dolore negli altri. Capita troppo poco, purtroppo, e a me è andata bene.
In ogni caso, sono certa che non avrei mai reagito come Hannah, non avrei mai fatto del suicidio la mia unica soluzione. Tengo troppo alla vita, la voglio vivere nella sua interezza, e togliermi quella possibilità avrebbe significato una sconfitta e una sorta di soddisfazione per coloro che mi avevano fatto stare male. Avrei conferito loro potere, e man mano che crescevo mi sono sempre più resa conto che mi dà fastidio quando gli altri hanno un’influenza su di me. Potrebbe non sembrare, ma non voglio dipendere da nessuno, in qualsivoglia maniera, e suicidandomi non avrei fatto altro che andare contro alla mia stessa natura.
Per suicidarsi ci vuole coraggio e non metto in dubbio o sottovaluto i motivi che portano a farlo. Semplicemente, io non lo farei mai.
Non per questo la serie tv non mi è piaciuta, anzi. Rimane senza ombra di dubbio una delle mie preferite, una denuncia concreta, finalmente, della realtà adolescenziale che secondo me ha colto nel segno. Per questo, sebbene il successo riscontrato, ha subito così tante critiche: perché le persone non sono pronte ad affrontare la verità, preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. Ed è tremendamente sbagliato.
Si spendono tante parole, ma non si agisce perché è doloroso. Doloroso ammettere come la nostra società sia un totale fallimento.
Forse il personaggio di Hannah subisce troppe angherie tutte insieme per risultare un valido esempio reale, ma c’è chi ci crede.
È necessario dare un peso alle parole e chiedersi cosa farebbe ognuno di noi in quella situazione. Potrebbe essere bello prendere in giro qualcuno, potrebbe renderti figo, acclamato e apprezzato dalla massa di pecore tue coetanee, ma nessuno dovrebbe avere il poter di influire così tanto sulla vita di una persona. Ci sono ragazzi che si fanno scivolare addosso tutto e altri che non riescono a non darci peso.
Siate gentili e giudiziosi sempre. Perché non sapete per quanto tempo una persona possa resistere prima di spezzarsi.

Immagine di gif, 13 reasons why, and katherine langford

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