Senza parole

Immagine di black and white, gif, and go away

A volte mi viene spontaneo chiedermi se i miei genitori mi abbiano voluto davvero e non sia in realtà uno scherzo del destino che non avevano programmato e con il quale sono stati costretti ad imparare a convivere. O semplicemente sopportare.

D’altronde, non c’ero quando sono stata concepita. Non avevano nessuno a cui chiedere un’opinione su di un possibile fratello, com’è successo invece con mia sorella. Ho esplicitato che l’idea di un marmocchio di cui approfittare fosse una prospettiva assai attraente e loro, pronti, mi hanno accontentato. Con me invece non è andata così.

Avevo un sacco di complessi di inferiorità verso mia sorella, e probabilmente li ho tutt’ora perché sono loro che mi spingono a scrivere quest’articolo, insieme alla consapevolezza che chiunque dica “ogni genitore vuole bene ai suoi stessi figli nello stesso identico modo” sia ubriaco e fatto, probabilmente anche con la febbre alta, come lo sono io in questo momento.

Non penso sia normale che un genitore si possa arrabbiare ogni volta che un figlio si ammali. E che arrivi a chiamarti “deficiente”. Ogni. Singola. Volta. Non è umanamente corretto.

Come se io ogni volta decidessi di farmi salire la febbre perché sì, è divertente starsene chiusi in casa ad annoiarsi mentre i tuoi amici sono là fuori a godersi gli ultimi giorni di scuola e l’atmosfera del Natale, ormai alle porte; è divertente vivere in un costante stato di post-sbornia, avere le vertigini, tremare per il freddo e un momento dopo spogliarsi per il caldo. Sì, è davvero incredibilmente divertente.

Magari trovano sempre un pretesto per sgridarmi, ogni volta, perché mi considerano egoista a tenere tutto quel divertimento per me. Ma infondo, basterebbe che parlassero e io condividerei volentieri i miei germi con loro. Almeno, non sarei l’unica stupida ammalata della casa.

E ogni dannata volta mi fanno sentire in colpa perché con le medicine faccio spendere soldi che avrebbero potuto risparmiare per qualcos’altro. Scusa papà se per questa settimana non potrai comprare un paio di scarpe nuove. Mi dispiace che tu sia costretto a mettere quelle che hai già nell’armadio.

Mi dispiace davvero tanto.

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