Contiamo gli unicorni

 

Le mie parole attirano le sfortune peggiori. Non tuoni, fulmini e pioggia, piuttosto bel tempo e cinque ore completamente libere a scuola, senza strani discorsi filosofici o verifiche incomprensibili.

Il problema? L’influenza. In questo momento, sono sotto le coperte, con una spremuta d’arancia intatta sul comodino e tanta voglia di buttarmi giù dalla finestra, solo per prendere una boccata d’aria fredda. Da ore resisto alla tentazione di infilarmi l’intero pacchetto di fazzoletti nel naso, nel tentativo di sbloccarlo e poter tornare a respirare, ma mia madre li sta razionando, dopo che ne ho sprecati ben tre in una sola mattinata.

Odio il raffreddore e la tosse. Il mio sogno sarebbe avere la febbre alta per giorni ed essere costretta a rimanere sotto le coperte a contare gli unicorni, senza avere contatti con il mondo esterno. Purtroppo, la malattia fa soffrire e nonostante gli occhi mi si stiano incrociando da soli dietro alle lenti degli occhiali, continuo imperterrita a scrivere, di qualcosa che non ha niente, ma proprio niente, di interessante.

Ho passato davvero tutto il pomeriggio sotto le coperte, ma senza unicorni.

Immagine di fantasy, gif, and sparkles

Piuttosto, ho guardato circa trenta episodi di fila di Pretty Little Liars, una serie televisiva che ho scoperto essere un’ottima alleata per gli “influenzati” di fine gennaio. Confesso che guardare l’intera stagione a casa da sola si è rivelato a tratti inquietante, ma comunque un buon passatempo per passare il tempo e dimenticarmi dell’allenamento di tennis che stavo saltando.

Aria è in assoluto il mio personaggio preferito e anche se so che non c’entra nulla con la trama, le sue guance, che si gonfiano tra la prima e la terza stagione, hanno finito per infastidirmi e sono state loro le colpevoli della mia nausea. Ho staccato la connessione internet e chiuso il computer, per poi riaccenderlo subito dopo. Mi capita spesso che nei momenti meno opportuni, soprattutto la notte fonda quando non riesco a dormire, decide di farmi visita l’ispirazione con la I maiuscola. Di solito si tratta della mia storia a capitoli, altre volte di idee senza senso che sbucano fuori all’improvviso dal groviglio nero e denso dei miei pensieri. Questa volta, si è trattato dell’inizio perfetto per questo post. Una semplice frase che ha scatenato questa linea ininterrotta di considerazioni senza senso.

Ho deciso di bere la spremuta d’arancia solo quando ho sentito le labbra talmente secche che ero certa, per quanto mi sforzassi, di non poterle mordere ancora. La pelle da mangiare era finita. Ho evitato accuratamente di guardarmi allo specchio, l’influenza gioca un brutto tiro sulla pelle già pericolosamente pallida delle persone, e ho ingoiato la spremuta tutta d’un sorso. Confesso: era buona.

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